— Fatelo, disse Linderman.

La Stella Polare virò di bordo e si slanciò verso quella nuova direzione che pareva sgombra di ghiacci.

Ogni pericolo ormai pareva evitato, tanto più che la nebbia cominciava ancora ad alzarsi e che il sole, che doveva essere ricomparso da un paio d’ore, principiava a foracchiare qua e là quelle masse vaporose cariche di umidità.

Gli uccelli cominciavano ad apparire e si vedevano volteggiare in grande numero, salutando l’astro diurno con acute strida. Erano stormi di grosse procellarie che di quando in quando si precipitavano in mare per pescare i clios boreali dai corpi allungati e membranosi e la testa formata da lobi arrotondati, o le cotte australi che sono cartilaginose, bianchiccie, armate di pungoli. Si vedevano pure parecchi albatros che se la prendevano colle chimere antartiche, pesci che raggiungono sovente una lunghezza di tre piedi, ossia di un metro, colla pelle bianca argentata, la testa rotonda, il dorso munito di tre pinne ed il muso terminante in una specie di tromba che s’incurva verso la bocca.

Malgrado il loro peso, gli albatros, dopo di averle colpite a morte col robusto becco, le estraevano dall’acqua e volavano verso le terre più vicine per divorarsele con loro comodo.

Alle otto, quando il nebbione si dileguò, verso il nord apparve una costa alta assai e dirupata, sulla quale si vedevano volare bande immense di uccelli marini. Il capitano Bak, che aveva già visitate altre volte quelle regioni, la riconobbe subito.

— È l’isola del Re Giorgio, diss’egli a Wilkye. Voi non vi eravate ingannato; il vulcano che abbiamo veduto era quel di Bridgeman. Ecco laggiù la baia del Re, più oltre lo stretto di Freld e le colline dell’isola di Nelson.

— Sì, rispose Wilkye. La Stella Polare è discesa al sud passando in mezzo alle Shetland orientali, fra l’isola del Re Giorgio e quella di Clarence e degli Elefanti.

— Se i ghiacci non ci ostacolano i passaggi, fra tre giorni voi sbarcherete, disse Linderman all’americano.

— Lo spero; ho fretta di mettermi in marcia.