Sul ponte della piroga più vicina si distinguevano alcuni uomini occupati nella manovra delle due vele e parecchi altri seduti nelle due imbarcazioni, i quali arrancavano con sovrumana energia.

Di quando in quando si udiva una voce che gridava: miro!... miro!... ma il capitano si guardava bene dal prestarvi fede. Quelle parole di “pace! pace!„ suonavano troppo male in bocca a quei selvaggi, i quali parevano pronti a piombare addosso alla scialuppa colle armi in mano.

Invece di fermarsi, il capitano, Cornelio, Horn ed il chinese avevano afferrati i remi ed arrancavano furiosamente. Hans si era messo alla barra del timone.

Alle undici, solo tre miglia separavano i naufraghi dalle coste della Nuova Guinea, ma la prima piroga non distava che ottocento metri e la seconda millecinquecento.

— Vedo un fiume! esclamò Hans.

— Dinanzi a noi? chiese il capitano, che non poteva scorgerlo, volgendo le spalle alla costa.

— Sì, zio, proprio dinanzi a noi.

— Guida la scialuppa in quel corso d’acqua. È largo?

— Una cinquantina di metri.

— Lo saliremo e sbarcheremo nei boschi. Non perdiamo un colpo di remo, amici miei; i papuasi si sono accorti delle nostre intenzioni.