— In guardia! gridò il capitano.
Sette od otto freccie s’alzarono sibilando, ma erano partite troppo lontane e due sole si piantarono nei bambù della piattaforma esterna.
— Grandina! esclamò Cornelio.
— Ed è grandine avvelenata, aggiunse Wan-Horn. Fortunatamente siamo fuori di pericolo, almeno per ora.
— Ma più tardi? disse il capitano, che pareva fosse diventato inquieto. Se quei briganti prolungano l’assedio, cosa accadrà di noi?
— Non abbiamo fretta, zio, disse Cornelio. Si sta molto bene in questa gabbia d’uccelli.
— Ma i viveri? Chi di noi possiede dell’acqua?
— È vero, zio. Io non ho che due biscotti e nemmeno una goccia d’acqua.
— Che vogliano proprio assediarci? chiese Wan-Horn.
— Ne sono certo, vecchio mio. Essi calcolano di farci capitolare per fame.