Due volte, nello spazio di cinque minuti, i bambù e le stuoie della piattaforma avevano preso fuoco ed i due giovanotti avevano spento l’incendio non senza fatica e riportando delle ustioni.

Quella lotta non poteva durare a lungo. Il capitano, Cornelio ed il vecchio marinaio sparavano senza posa, ma le freccie diventavano più numerose e si vedevano solcare le tenebre in tutte le direzioni, cadere dinanzi e dietro la casa aerea e talune sul tetto.

— Zio! esclamò ad un tratto Hans, con voce angosciata. Non possiamo più resistere: il tetto è in fiamme.

— Maledizione! gridò Wan-Stael, con rabbia.

— Stiamo per morire arrostiti! gridò Cornelio. Fuggiamo o la casa ci mancherà sotto i piedi!

CAPO XVIII. Caccia alle testuggini

La costruzione aerea, crivellata di freccie incendiarie, fiammeggiava in diversi luoghi, minacciando di rovinare e di trascinare nella caduta gli assediati.

Il tetto, costruito di foglie di arecche, di cocco e di leggieri bambù, aveva preso fuoco alle due estremità e si erano pure incendiate le pareti e il margine posteriore della grande piattaforma.

Le vampe, che ingigantivano rapidamente, trovando un buon alimento in quelle foglie ed in quei legni secchi, illuminavano la notte, tingendo la sottostante pianura e le boscaglie d’una luce sanguigna. Densi nuvoloni di fumo s’alzavano vorticosamente sotto i soffi della brezza notturna, e dal tetto rovinavano stuoie e graticci infiammati, tizzoni ardenti che rimbalzavano sulla piattaforma provocando altri incendii e nembi di scintille le quali volavano via, solcando le tenebre come stelle. Anche la piattaforma inferiore aveva preso fuoco e si udivano i bambù a crepitare sotto le fiamme e cadere al suolo con sordo rumore.