— Una vera fortuna.

— Lo avete detto, signor Cornelio. Ma questa fortuna per noi improduttiva, ci farà molto sudare.

CAPO XXIII. I Prigionieri

Il marinaio non si era ingannato. Quella foresta era così irta di ostacoli, che non erano capaci di superarli nemmeno strisciando come serpenti, costringendoli a fare degli immensi giri sotto quell’ammasso enorme di gambi, di foglie e di fiori che li soffocava e li imprigionava in tutti i modi.

Vi erano colà migliaia e migliaia di piante addossate confusamente le une addosso alle altre, non potendo reggersi da sole, poichè il pepe è un arrampicante che ha molta somiglianza colle nostre viti. Avendo trovato un terreno adatto, senza dubbio alluvionale, si erano sviluppate enormemente, incrociandosi in tutti i versi e allungandosi in tutte le direzioni.

Queste piante, che sono di specie diverse, piper nigrum, piper lungun, magro piper, ecc., crescono in India, a Ceylan, in parecchie isole americane, nelle Guiane, specialmente in quella francese, ma la loro vera patria è la Malesia.

Come si disse, somigliano alle nostre viti, crescono liberamente nelle isole Malesi, ma se si vuol ottenere un raccolto abbondante e scelto, bisogna coltivarlo con molta cura.

Producono fiori senza calice, in grappoli, lunghi, bianchi, e da questi escono le bacche che dapprima sono verdi, poi rosse, quindi gialle.

Si raccolgono prima che siano perfettamente mature, poichè allora perderebbero il loro sapore bruciante e si mettono a seccare al sole, quindi a fuoco lento finchè diventano nere o brune e rugose.