Alzarono i fucili, mirarono con somma attenzione, e fecero fuoco simultaneamente.
Due uccelli, colpiti a morte, caddero roteando, mentre gli altri, spaventati da quella fragorosa detonazione, fuggivano via come una volata di fiori.
Cornelio s’affrettò a raccogliere le prede, osservandole con viva curiosità, mentre Wan-Horn accendeva un allegro fuoco, premendogli più la carne che le penne.
Il papuaso, che pareva contentissimo di quella doppia scarica, preso un uccello si mise a spennarlo delicatamente, mettendo da parte, con somma cura, le piume.
— Ma che cosa vuol farne? chiese Cornelio al marinaio. Forse ornarsi la capigliatura?...
— No, signor Cornelio, serviranno a fabbricare due uccelli del paradiso che poi venderà ai chinesi, ai malesi od ai nostri compatrioti.
— Fabbricherà due uccelli?...
— È la parola esatta, signor Cornelio, disse Horn, ridendo.
— Non ti comprendo.
— Mi spiegherò meglio. Vi dirò adunque che gli uccelli del paradiso sono ricercatissimi, sia dai chinesi che li adoperano per abbellire le loro stanze, sia dagli europei, i quali poi li vendono ai musei ed ai grandi negozi antichi di penne di lusso.