— Zio, disse Cornelio. Sono tutti ubbriachi fradici e non comprendono più nulla.

— Oh!... miserabili!... esclamò il capitano, che scuoteva rabbiosamente il mastro ed il capo dei pescatori, spingendoli verso le scialuppe. Anche questo disastro ci voleva! Presto, Wan-Horn, Hans, Cornelio, afferrate queste canaglie e portatele nelle imbarcazioni.

— Avremo il tempo necessario? Odo le urla degli australiani a breve distanza, disse il marinaio.

— Cerchiamo di salvarne più che possiamo. Presto, amici, non perdiamo i minuti che sono preziosi.

Si gettarono tutti e quattro in mezzo a quell’orda di ubbriachi, che non voleva intendere ragione, ed a pugni ed a calci, a spinte, malgrado cercassero di ribellarsi, ne trassero dieci o dodici verso la spiaggia, gettandoli l’un su l’altro nella prima scialuppa. Alcuni però, testardi come tutti gli ubbriachi, ridiscendevano tosto, cercando di raggiungere i barili per bere un ultimo sorso.

I quattro olandesi stavano per spingerne degli altri, quando i selvaggi, che erano già giunti alle due gole, irruppero nel campo con impeto irresistibile.

— Fuggite! urlarono Wan-Stael, Wan-Horn e i due giovanotti, afferrando le armi.

I chinesi, udendo i clamori dei cannibali e vedendosi piombare addosso un turbine di lancie, di scuri, di boomerangs compresero finalmente il pericolo che li minacciava, ed i fumi dell’ebbrezza in gran parte svanirono. Disgraziatamente era ormai troppo tardi per raggiungere le scialuppe, malfermi in gamba com’erano.

In meno che lo si dica, le orde degli antropofaghi li circondarono, ma il capitano ed i suoi compagni avevano avuto il tempo di fuggire verso la spiaggia ed avevano cominciato un fuoco violento, sparando specialmente sui capi e sugli stregoni.

Vani sforzi!... I selvaggi ormai non lasciavano più le loro prede, quantunque le palle facessero strage fra le loro file. Rovesciate le tende, si erano gettati sui depositi di trepang per evitare i cocci delle bottiglie ed avevano cominciato il massacro.