— È impossibile, capitano. Noi non abbiamo urtato contro alcun scoglio e la giunca è stata varata tre anni or sono.

— È vero, ma tu sai che le navi chinesi non sono troppo bene costruite.

— Forse si tratta d’una semplice filtrazione, disse Wan-Horn. Abbiamo una pompa a bordo e più tardi la metteremo in opera.

— Salite e calate il paranco, disse il capitano a Cornelio e ad Hans.

I due fratelli tornarono in coperta e calarono nella stiva due grosse funi sospese ad una grossa carrucola. La prima botte venne legata, innalzata in coperta, spaccata e vuotata in mare, poi vennero issate le altre, quindi la sabbia costituente la zavorra.

Mentre i quattro olandesi eseguivano la gravosa manovra, il Chinese vegliava attentamente. Era questi il più giovine dei pescatori imbarcati sulla giunca, poichè non aveva che diciotto o diciannove anni, ma pure era uno dei più abili, essendo un nuotatore valentissimo.

Nativo di Boccatigris, isolotto che si trova presso la foce del Si-Kiang o Fiume delle perle, che bagna la città di Canton, si era imbarcato giovanissimo e da tre anni si trovava alla dipendenza del capitano Wan-Stael, il quale aveva saputo subito apprezzare i suoi meriti.

Era un perfetto campione della razza mongola: statura media, ma robusta, tinto della pelle giallastra, zigomi assai sporgenti, occhi leggermente obliqui, baffetti pendenti, cranio pelato ma adorno della coda nazionale, la pen-see, come la chiamano i figli del celeste Impero.

Accoccolato dietro la spingarda, semi-nascosto sotto il suo monumentale cappello di bambù intrecciati, che aveva la forma d’un fungo, spiava le mosse degli antropofaghi, pronto a far piovere sulla costa una grandine di proiettili. Però quei mangiatori di carne umana pareva che pel momento avessero abbandonata l’idea d’impadronirsi della giunca, poichè dopo d’essersi sfiatati senza frutto e di aver perduto quasi tutti i loro boomerangs, i quali non potevano più ritornare nelle loro mani, non trovando un punto d’appoggio sull’acqua della baia, si erano gettati sui depositi di trepang, divorando le olutarie con avidità bestiale.

Però ai piedi delle roccie si vedevano a fiammeggiare dei grandi fuochi, segno evidente che stavano preparando gli arrosti di carne umana.