— Gliela farò mangiare dietro al miele!... Non m'importa un fico della cera!... Scendi, canaglia, che t'accarezzerò le spalle!... —
Lo Sciancatello scendeva, ma sempre con gran precauzione e tenendo stretto il pacco.
— Il furbo! — esclamò il mozzo. — E poi dicono che le scimmie sono meno intelligenti degli uomini!...
— Perchè? — chiese Enrico.
— Non vedi che ha messo i favi dell'alveare nella tenda che portava a bandoliera?...
— Ehi!... To'!... Una goccia!... Fulmini!... È miele! —
Il marinaio, che stava sotto l'albero, aveva ricevuto una grossa goccia sul viso e si era accorto che era miele. La sua fronte si rasserenò.
— Che lo Sciancatello sia più onesto di quello che credevo? — mormorò.
Il mias, uscito dai rami, si lasciò scivolare lungo il tronco come un vero ginnasta e giunto a terra aprì la tenda che trasudava miele da tutte le parti.
Era piena di favi, ma non già spremuti del succo delizioso, bensì ancora pieni. Il marinaio fece quattro salti attorno all'albero, poi aprì le braccia e si strinse al petto il peloso scimmione, esclamando: