— Dammi un abbraccio, figliuol mio!... Tu sei il più onesto di tutte le scimmie e di tutti gli orang-outan della terra! —

Lo Sciancatello si meritava quell'elogio, poichè invece di aver saccheggiato l'alveare per proprio conto, portava i favi intatti ai suoi padroni.

Il marinaio non perdette tempo. Si rimboccò le maniche, si fece dare la pentola e si mise a spremere la cera, facendo uscire larghi goccioloni di miele profumato.

S'accorse ben presto che quel recipiente non bastava a contenere tutto il succo, ma il signor Albani s'affrettò a trovare altri recipienti formando dei coni impenetrabili colle larghe foglie d'un arecche.

Quando l'operazione fu terminata, calcolarono la loro provvista a dodici chilogrammi, detraendo qualche chilogrammo regalato all'onesto Sciancatello ed alle due scimmie.

— Quante ciambelle! — esclamò il marinaio. — Capperi!.. Ne mangeremo a sazietà.

— Ma non hai pensato ad una cosa, Enrico, — disse Albani. — Come faremo ad attraversare i boschi con questi recipienti?... La montagna è ancora alta, amico mio.

— Fulmini!... Ma io non lascierò qui il mio miele, signore. Gli orsi o le scimmie me lo mangerebbero.

— Lo credo, e poi non possiamo condurre con noi gli orsi.

— Lasciatemi qui e salite voi la montagna.