Essendo molto stanchi per quella lunga marcia, s'affrettarono a divorare alcuni biscotti intinti nel miele profumato delle api selvatiche, regalandone alcuni a Sciancatello, alle due scimmie ed agli orsi, poi si coricarono su di un soffice e fresco strato di foglie senza prendersi la cura di montare la guardia, sapendo che il mias non avrebbe lasciato avvicinarsi alcuno.
Ai primi albori, dopo una parca colazione, il signor Albani ed Enrico si mettevano in cammino per esplorare quella parte della foresta, mentre il mozzo rimaneva a guardia dei due orsi in compagnia dello Sciancatello e delle scimmie. Di passo in passo che si avanzavano lungo il margine della foresta, incontravano tracce sempre evidenti di coltivazione. Si vedevano dei solchi, ma appena tracciati, distrutti probabilmente dalle piogge o dalla invasione dei vegetali; dei tronchi atterrati ma ormai infraciditi ed ora ricettacolo di migliaia d'insetti; poi delle buche profonde, forse delle antiche trappole per gli animali della foresta, e anche molti grossi rami nettamente tagliati e accatastati con un certo ordine, come se fossero stati messi a seccare.
Forse su quei tratti sgombri, un tempo molte piante utilissime erano cresciute, ma i rotangs e le male erbe le avevano senza dubbio soffocate dopo l'abbandono dei coloni, crescendovi accanto o distendendovisi sopra.
Il signor Albani osservava tutto attentamente sperando di scoprire altre piante, ma invano. Ad un tratto però, in mezzo ad un caos di alte graminacee, di piante arrampicanti e di radici enormi, il suo sguardo acuto scoprì dei ciuffi di foglie scannellate, armate di piccole spine nerastre, verdi sopra e bianchiccie di sotto, sostenenti nel mezzo delle frutta ovali, lunghe quindici o sedici pollici e con un diametro di dieci, d'un bel colore giallo dorato.
— Degli ananassi! — esclamò, inoltrandosi e scostando le radici e le erbe.
— Deliziosi! — esclamò il marinaio, che altre volte ne aveva assaggiati. — Mi piacciono assai, signor Albani. Che siano nati da loro?...
— Sì, ma importati dai misteriosi coloni che dissodarono queste terre. Saranno diventati selvatici, ma trapiantandoli in altri terreni e curandoli, torneranno a diventare squisiti. —
Raccolse una di quelle belle frutta che esalavano un odore squisito e l'assaggiò. La polpa, che si fondeva in bocca, era assai gustosa, ma così aspra da far sanguinare le gengive come quella degli ananassi bianchi dell'India.
— Coltivate nel nostro campicello, diventeranno migliori, — disse il veneziano. — Quando sarà giunto il momento di piantarle, verremo qui a prenderle. —
Raccolsero le frutta mature, e proseguirono l'esplorazione piegando verso la spiaggia, la quale era sempre coronata da rupi altissime, sulle quali nidificavano centinaia di rondini marine.