Anche il succo che esce dal tronco inciso e che scola abbondantemente è buono, poichè offre una bevanda zuccherina, gratissima e salubre, ma ha l'inconveniente di fermentare rapidamente.

I Robinson fecero ampie provviste di quella fecola e una parte la abbrustolirono per prepararsi delle buone minestre. Il forno, in quei giorni, sotto la vigilanza del mozzo trasformato in panettiere, non stette un istante in riposo.

Quando i magazzini furono pieni, anche il veneziano ed il marinaio si misero al lavoro fabbricando candele colla cera delle mandorle, e trasformando l'acqua zuccherata e la polpa tenera dei cocchi in vino bianco ed in acquavite, che poi racchiudevano entro recipienti d'argilla cotta, perchè si conservassero a lungo.

Anche dell'olio ricavarono e poterono finalmente permettersi il lusso di mangiare qualche piatto di cipolline, essendo già nate nel campicello. Quell'olio però non durava più di due o tre giorni, poichè diventava rancido, prendendo un sapore così disgustoso, che i loro palati non riuscivano a tollerare.

Trovarono però il modo di surrogarlo con altro molto migliore e che poteva conservarsi lungamente. Essendo comparse sulla spiaggia delle grosse testuggini marine, colà radunatesi per deporre le uova, un mattino riuscirono a sorprenderne parecchie su di un banco, mentre stavano scavando le buche che dovevano servire di nido.

Le più grosse furono tosto uccise ed il grasso, fuso al fuoco, diede un olio limpidissimo, profumato, più squisito del burro ed in grande quantità. Le altre invece furono gettate nei vivai, dopo però averli accuratamente coperti con graticciate di bambù per impedire ai rettili di fuggire. Ormai potevano attendere senza apprensioni la stagione delle piogge, essendo abbondantemente provvisti di tuttociò che era necessario alla loro esistenza.

Capitolo XXII Il «tia-kau-ting»

Trovandosi così ampiamente provvisti e temendo che le tettoie costruite non fossero sufficienti a difendere dalle violenti piogge le copiose ricchezze che le ingombravano e soprattutto le fecole di sagù ed i biscotti che si alterano facilmente coll'umidità, un giorno pensarono di utilizzare la caverna per trasformarla in un magazzino.

Riparata come era e perfettamente asciutta, era certo da preferirsi alle tettoie che erano coperte solamente da foglie. Essendo poi lontana appena un miglio, le piogge non avrebbero impedito ai naufraghi di recarsi fino alla grande rupe per provvedersi, di quando in quando, di ciò che avevano bisogno.

Per preservare i loro biscotti e le loro fecole dagli insetti che potevano cercare rifugio nella caverna durante le piogge, costruirono dapprima dei recipienti circolari, somiglianti alle botti, servendosi ancora dei grossi fusti dei bambù selvaggi che poi impeciavano perfettamente, con una specie di gomma estratta dalla isonandra gutta, pianta che produce il cauciù.