Terminati quei preparativi, tornarono nella prima caverna per udire cosa facevano i pirati.
L'attacco pareva che non fosse ancora cominciato, poichè le pietre formavano una massa compatta. Udivano però i pirati a parlare e di quando in quando percuotere la barricata coi calci dei fucili.
Pareva che si consigliassero prima d'intraprendere qualche cosa o che aspettassero dei soccorsi.
— Aspetteranno che sorga il sole, — disse Albani. — Forse spereranno di trovare qualche altra entrata.
— Perderanno il tempo inutilmente, — disse il marinaio.
— Ma v'è la finestra, — osservò il mozzo.
— È tanto piccola che un uomo non vi può passare, — rispose Albani. — E poi è alta più di quindici piedi e la roccia è tagliata a picco. —
In quell'istante uno sparo rimbombò destando tutti gli echi delle caverne, facendo balzare bruscamente in piedi gli animali e strepitare gli uccelli. Un pirata, trovato un buco aperto fra i macigni, aveva introdotto la canna del fucile, ma senz'altro effetto che quello di produrre un baccano indiavolato, poichè la palla doveva essersi schiacciata contro gli altri massi.
— Sprecano la loro polvere, — disse Enrico, ridendo.
— E perdono il loro tempo, — aggiunse Piccolo Tonno. — Mi rincresce solamente pei nostri animali che si spaventeranno assai, udendo questa musica che per loro è nuova. —