Gli spari si succedevano con grande frequenza, formando un baccano assordante, ma senza miglior successo, poichè tutte le palle s'arrestavano in mezzo a quell'ostacolo che aveva uno spessore di quattro metri.

Solamente un po' di fumo entrava nella caverna attraverso alle fessure, dileguandosi nella seconda e quindi uscendo dalla piccola finestra.

Ben presto però i pirati dovettero convincersi dell'inutilità delle loro fucilate, poichè poco dopo cessarono. Si udivano però invece picchiare furiosamente contro la solida barricata, come se cercassero di aprire dei fori per introdurre le loro armi e aprire un fuoco più efficace.

Essendo però la galleria ad imbuto, i sassi tenevano duro e riusciva difficile il tirarli fuori. Sarebbe stato necessario un ariete per demolire quell'ammasso enorme o per lo meno un pezzo d'artiglieria.

L'alba era già spuntata, senza che i pirati fossero riusciti a forzare il passo. Già i Robinson si rallegravano di quel primo successo, quando al di fuori scoppiarono urla di gioia.

— Terremoti e lampi!... — esclamò il marinaio, diventato bruscamente inquieto. — Cosa sta per succedere?

— Che abbiano scoperta un'altra apertura? — chiese il mozzo, girando gli sguardi intorno.

— Saranno giunti altri uomini, forse quelli che ieri perlustravano la montagna, — disse Albani. — Bah!... Dieci o trenta è tutt'uno. Se poi.... —

Una formidabile detonazione che fece tremare il suolo della caverna, gli troncò la parola.

— Una mina! — esclamò il mozzo.