— Approfittiamo di questo po' di tempo, — disse il veneziano. — Domani mattina il tronco può essere a terra.

Presero la scure e si diressero verso quella piccola insenatura, la cui sponda scendeva dolcemente verso il mare, come un piccolo cantiere.

Il durion s'alzava proprio sul ciglione della ripa e tagliandolo o bruciandolo alla base, doveva necessariamente inclinarsi verso l'acqua.

— Ci risparmierà delle lunghe fatiche, — disse il veneziano, dopo d'aver esaminato il terreno. — Fare scendere in acqua la scialuppa, sarà cosa facile. Animo, amici, tagliamo alcuni giovani alberi che poi ci serviranno per far scorrere il tronco del durion, quando sarà giunto il momento del varo. —

Poco lontani dalla spiaggia crescevano alcuni gruppi di mangostani, alberi che hanno il tronco liscio e perfettamente rotondo.

Ne abbatterono quattro e collocarono i tronchi sulla spiaggia, ad una distanza di quattro metri l'un dall'altro, poi assalirono la base dell'albero gigante con grande lena.

Era un lavoro aspro e lunghissimo, ma non possedendo una sega, non avevano la scelta dei mezzi. Se fosse stato secco, avrebbero potuto accendere un fuoco intorno alla base del colosso, ma quella corteccia era troppo umida per incendiarsi.

Tutto il giorno lavorarono di scure, scambiandosi di mezz'ora in mezz'ora, ma le tenebre calarono senza che fossero riusciti a tagliare la metà del durion.

Avendo però levata tutta intorno la scorza, radunarono un grande numero di rami secchi e li accesero, sperando di carbonizzare una parte delle fibre interne, semplificando il lavoro dell'indomani.

Le loro speranze non andarono deluse, poichè all'alba trovarono il piede del colosso in gran parte carbonizzato. Con pochi colpi di scure potevano ormai abbatterlo.