— Ma sono coralli vivi? — chiese il marinaio, stupito.

— Vivi, Enrico: guarda all'estremità di quei rami: cosa vedi?...

— Ma.... non saprei; come dei fiorellini.

— Sono gruppi di polipi corallini.

— Ma come fanno quei molluschi, che mi dissero essere gelatinosi e piccolissimi, a costruire questi scogli che sembrano di granito?

— È una cosa facilissima a spiegarsi. Un giorno qualunque, alla profondità di quaranta o cinquanta metri, si fissa un polipo corallino. Si nutre, cresce, mette dei rami come una pianta e produce delle uova le quali si fissano, dopo un certo tempo, a breve distanza. Nascono altri polipi, crescono e cominciano anche loro a ramificare.

La piccola colonia a poco a poco ingrandisce, s'intreccia e forma dapprima un banco rudimentale che gl'indigeni chiamano ordinariamente focaccie di corallo.

Su quel banco spuntano migliaia di altre gemme, migliaia di altri rami che poi si solidificano e s'innalzano, s'allargano e continuano a intrecciarsi finchè giungono a fior d'acqua. Solamente allora le costruzioni cessano, poichè i polipi rifuggono dalla luce del sole, ma se non s'innalzano più, continuano però ad allargarsi.

Le onde spezzano sovente quei coralli, ma quei guasti sono tosto riparati, anzi i detriti corallini servono a rinforzare, a cementare sempre più ed a rialzare il banco. Ecco adunque lo scoglio costruito, scoglio che col tempo, continuando il lavoro dei polipi, può diventare un'isola.

— Il corallo che serve di base alle isole costruite dai polipi, è eguale a quello che noi peschiamo sulle coste della Sicilia, della Sardegna e dell'Algeria?