L'isola cominciava ormai a ripiegare verso il sud-est, ma senza baie e senza sporgenze. La grande montagna che dominava quel lembo di terra perduta nel mare di Sulu, era già molto lontana.
Fra breve la scialuppa doveva girare l'estrema punta meridionale, la quale si allungava in forma d'una penisola piuttosto stretta e molto bassa, poichè quando le foreste mostravano delle aperture, il marinaio, tenendosi ritto sul banco, riusciva a scorgere il mare delle coste orientali.
Verso le dieci, il signor Albani additava una lunga scogliera, e sulla spiaggia un'altra pertica sulla cui cima si agitava uno straccio.
— Devono avere laggiù la loro capanna, — disse il veneziano. — Quella punta è la più meridionale dell'isola.
— Ah! sono laggiù, — disse il marinaio, aggrottando la fronte. — Canaglie!... Sono curioso di vedere quale cera assumeranno vedendo le loro vittime.
— L'isolamento e la lotta per l'esistenza li avranno domati, Enrico.
— Non lascierò la mia cerbottana però, e al primo atto offensivo, vi giuro, signor Albani, che invierò due frecce avvelenate a quei traditori. —
La scialuppa fu diretta verso quel segnale, il quale sorgeva a fianco d'un fitto macchione di alberi altissimi. I due naufraghi aguzzavano gli sguardi sperando di veder apparire sulla spiaggia i due traditori, ma invano.
Solamente degli anhinga stavano appollaiati sulle scogliere, come uccelli che nulla hanno da temere.
— Che se ne siano andati? — disse il marinaio. — Se quei volatili, che sono ordinariamente così diffidenti, rimangono là, vuol dire che non ci sono abitanti su quella costa.