— Ma vi sono i frangenti, — disse Enrico. — Possiamo, nuotando, passare dall'uno all'altro e avvicinarci all'isola.
— Ma vi sono delle interruzioni considerevoli nella linea, — rispose Albani. — E poi tu sai che in queste acque i pescicani e le torpedini sono numerose e non possediamo ora alcuna arma per difenderci.
— Saremo adunque costretti a perire di fame su questo deserto scoglio?...
— Non disperiamo così presto, Enrico. Quando il mare si sarà calmato, vedremo se i frangenti ed i banchi ci permetteranno di avvicinarci all'isola e poi, chissà, un grande fuoco si potrebbe forse scorgere dalla piattaforma della nostra capanna.
— Avete ancora l'acciarino e l'esca?
— Sì, Enrico, è sempre rinchiuso nella sua scatoletta impermeabile.
— E credete che Piccolo Tonno possa scorgere un fuoco acceso su questo scoglio?
— Forse, poichè io credo che questo vulcanello non sia molto lontano dalla costa settentrionale. Intanto, amici miei, cerchiamo un ricovero e se è possibile qualche cosa da porre sotto i denti. Le conchiglie non devono mancare su quella spiaggia sabbiosa. —
Lasciarono la cima e girando attorno alla base di quel cono vulcanico, riuscirono a scoprire una profonda cavità sufficiente a ripararli dai raggi del sole che erano cocentissimi, essendosi ormai il cielo sgombrato in gran parte dai vapori che lo coprivano.
Il signor Albani e Marino si spogliarono delle loro vesti per metterle ad asciugare, ma Enrico continuò a esplorare l'isolotto colla speranza di trovare arenata la scialuppa o di scoprire, in fondo a qualche burroncello, degli alberi che potessero fornire una zattera.