— Dunque noi ci troviamo di fronte ai nostri magazzini?
— Se non proprio di fronte, un po' più al sud, ma a venticinque o trenta miglia di distanza.
— Credete che Piccolo Tonno possa scorgere il nostro fuoco?
— Certo, Enrico.
— E che accorra in nostro aiuto?
— Ecco quello che non possiamo sapere. Può temere che il fuoco sia stato acceso da dei pirati e invece di farci dei segnali, fuggire.
— Diavolo, — mormorò Enrico, grattandosi furiosamente la testa. — Ma non vedendoci ritornare, dovrebbe immaginarsi che una disgrazia ci è toccata.
— Ma dovranno trascorrere prima parecchi giorni, non avendogli fissata l'epoca del nostro ritorno. Però, vedendo tutte le sere questo fuoco, finirà forse col persuadersi che si cerca di attirare la sua attenzione. Orsù, accendiamo gli sterpi. —
Radunarono sulla più alta cima del cono le legne portate e le accesero. Una grande fiammata si alzò subito, lanciando in aria nembi di scintille che il venticello notturno spingeva sul mare come tante minuscole stelle.
L'antico vulcano pareva che si fosse risvegliato dal suo sonno secolare. I suoi fianchi, illuminati da quel falò che il vento ravvivava, pareva che si fossero coperti di lave ardenti, mentre il mare tutto all'intorno, si tingeva di riflessi sanguigni.