— Fulmini!... Che rombo!...

— Quando invece nel 1698 scoppiò il Timboro nell'isola di Sumbava, causò la caduta di una tale massa di rottami eguali a tre volte la mole del Monte Bianco, si estese su una superficie eguale a quella dell'Italia e di mezza Francia, mentre le pomici galleggiavano sul mare con uno spessore d'un metro.

— Lampi e terremoti! Ringraziamo questo vulcanello che ha avuto il buon senso di scoppiare cinquanta o cent'anni fa. Da simili mostri è meglio tenersi lontani, signore. —

Capitolo XXXII I segnali fra l'isola e lo scoglio

Alla sera i tre naufraghi risalivano il cono, portando con loro altri cespugli e delle bracciate di alghe marine che avevano raccolte sulle sponde dello scoglio e poi seccate al sole.

Avevano intenzione di accendere varii fuochi per meglio attirare la curiosità del mozzo. Forse vedendo ripetersi, anzi moltiplicarsi quei segnali, poteva finalmente comprendere che qualche disgrazia doveva essere toccata ai compagni.

Guardarono dapprima con profonda attenzione verso la punta estrema della loro isola e il maltese, che aveva lo sguardo più acuto di tutti, non tardò a distinguere ancora il punto luminoso, già osservato la sera innanzi. Pareva però che non fosse più a livello del mare, ma che ardesse su di una punta elevata, forse sulla cima d'una rupe.

— Che Piccolo Tonno sia andato a cucinarsi la cena sulle scogliere? — disse Enrico. — O che abbia acceso quel fuoco più in alto per renderlo meglio visibile?

— Io credo che il bravo ragazzo abbia un motivo per averlo acceso lassù, — disse Albani.

— E quale, signore?...