— In due o tre giorni non si muore.

— Ma il sonno? Resisteremo noi?

— Vi sono delle funi appese all'albero ed anche dei pezzi di vela. Chi c'impedirà di fabbricare, alla meglio, un'amaca, di appenderla ai due pennoni o fra la crocetta e un'antenna?...

— È vero, — disse il mozzo.

— Zitto, — disse il marinaio.

— Cos'hai udito? — chiese Albani.

Un tonfo si udì dietro all'albero. I tre naufraghi si volsero di comune accordo e videro una massa nerastra emergere a pochi passi di distanza, fissando su di loro due occhi rotondi, colla pupilla azzurrognola e l'iride verde-oscuro.

Una bocca enorme, semi-circolare, s'aprì emettendo un rauco brontolìo, mostrando una corona di denti piatti, triangolari, frastagliati, che si muovevano come se già gustassero la preda agognata.

— Ancora quel dannato pesce-cane! — esclamò il marinaio, impallidendo. — Ma che non ci lasci proprio più?

— Attenti alle gambe, — disse Albani.