— Costruirà una zattera, — rispose Albani. — Il ragazzo è intelligente e non indietreggierà dinanzi ad alcuna difficoltà.

— Bisogna continuare i segnali, — disse Enrico. — Andiamo a raccogliere dell'altra legna, Marino. —

I due marinai scesero nei burroncelli in cerca di altri cespugli, mentre Albani rimaneva in vedetta sulla cima del cono.

Era già trascorso un quarto d'ora, quando vide un quarto punto luminoso apparire quasi di fronte allo scoglio, ma assai basso, quasi a fior d'acqua. Ben presto però quel punto si dilatò, ingigantì, e una colonna di fumo, a riflessi rossastri, si alzò verso l'isola, sormontata da fasci di scintille. Pareva che laggiù ardesse un lembo della grande foresta.

— Piccolo Tonno ci avvisa che ormai sa che noi ci troviamo qui, — disse Albani ai due marinai, che salivano il cono carichi di rami e di piante arrampicanti. — Non ci possiamo ingannare.

— Ma come abbia fatto a saperlo così presto? — chiese Enrico. — Che qualcuno dei nostri oggetti sia stato spinto verso le sponde dell'isola?...

— Forse, — rispose Albani. — Qualche remo, o le cerbottane, o l'albero che si sarà staccato dalla scialuppa.

— To'! Un altro gruppo d'alberi che brucia un po' più al sud. Il piccino minaccia di distruggere tutte le nostre foreste.

— Non sarà così imprudente, Enrico. Alimentate i falò che stanno per spegnersi. —

Nuovi rami furono gettati sui tizzoni ardenti, ravvivando le fiamme. Il cono era ormai interamente illuminato e doveva essere visibile ad una grande distanza. Anche sull'isola però i fuochi proiettavano una viva luce, spiccando nettamente sul fondo oscuro del cielo.