Il signor Albani spaccò un frutto, adoperando la scure per non ferirsi le mani.... (Pag. [37]).

— Col tempo le rifarà.

— Cosa dite?... Torneranno a crescergli le braccia?...

— Sì, fra sette anni. Ma lasciamo andare il cefalopodo e cerchiamo di scalare questa costa. Vedo degli alberi lassù e promettono delle frutta, se non m'inganno.

— Siamo marinai signore e spero che ci riusciremo. —

Il sole spuntava allora, illuminando il mare e l'isola. Alzando gli occhi verso l'alta sponda, i naufraghi ormai distinguevano perfettamente degli alberi di mole enorme, coperti di folte e grandi foglie, in mezzo alle quali apparivano delle grosse frutta spinose, di forma un po' allungata.

— Se non m'inganno sono durion, — disse il signor Emilio. — Sarà un po' difficile far cadere quelle frutta, ma chissà che a terra ve ne siano. —

Si misero a osservare la rupe, ma alla base era così liscia, da non permettere la salita nemmeno ad un gatto o ad una scimmia. Quattro metri più sopra però vi erano numerosi crepacci e delle radici e degli sterpi, i quali potevano offrire una scalata.

— Corpo d'un tre alberi sventrato! — esclamava il marinaio, che si rompeva inutilmente le unghie contro quella parete liscia e dura. — Che non si possa giungere lassù?

— Colla pazienza ci riusciremo, — disse il signor Emilio. — Dov'è il rottame?