— No, bisogna prima lasciarlo condensarsi al sole, poi mescolarlo con altri succhi. Se avessimo del tabacco sciolto in un po' d'acqua basterebbe, ma non possedendone, troverò di meglio.

— Un'altra pianta velenosa?...

— No, del succo di gambir. Ho veduto già parecchie di quelle piante e so dove trovarle.

— Il succo dell'upas solo non basterebbe?...

— Sì, ma perde facilmente le sue qualità venefiche, mentre mescolato al gambir si conserva per un anno. Andiamo a vedere se il pentolino è pieno. —

Il recipiente era già quasi colmo d'un succo lattiginoso, il quale continuava a scendere abbondantemente dall'incisione fatta. Il veneziano lo rimescolò con un bastoncino, poi affidò il pentolino al mozzo, dicendogli:

— Non temere nulla; il succo appena scolato non ha alcuna efficacia e anche se delle goccie ti lordassero le mani, nulla ti accadrebbe. —

Si rimisero in cammino per tornare alla capanna, ma il signor Albani continuava a guardare gli alberi, come se cercasse qualche altro vegetale. Avevano già percorso mezzo chilometro, quando indicò ai compagni una pianta sarmentosa coperta d'una corteccia rosso-cupa, con piccoli rami cilindrici e foglie ovali terminanti in una punta acuta e liscia d'ambo le parti, ma verso il picciuolo armate di spine uncinate.

— Ecco un gambir! — esclamò. — Raccogliamo queste foglie. — Stava per alzare le mani, quando si volse bruscamente.

— To'!... To'!... — esclamò. — Ecco un arbusto che raddoppierà la potenza del veleno dell'upas.