Ascoltatemi e vi dirò quante cose noi possiamo ricavare da queste piante: nel tronco contengono della fecola nutritiva che le popolazioni povere delle isole mangiano sia sotto forma di pane, sia in minestra. Non è così delicata come quella dei sagu, ma non è nemmeno cattiva ed i nostri corpi si abitueranno facilmente.
— Buono! — esclamò il marinaio. — Faremo la zuppa.
— Ed i maccheroni, — disse il mozzo.
— Facendo delle incisioni sui tronchi, — continuò Albani, — si ottiene un succo molto dolce, chiaro, limpido, il quale, mediante l'evaporazione, si può trasformare in siroppo.
— Faremo le ciambelle! — esclamò Piccolo Tonno. — Come mi piacciono, signor Emilio!
— E delle caramelle come quelle che si mangiano in Piemonte, — disse il marinaio.
— Lasciando fermentare quel succo, che i malesi chiamano toddi, otterremo un liquore inebriante, molto pregiato e che chiamano tuwah. Somiglia all'arak.
— Mi piace molto l'arak, signore! — disse Enrico. — Terremoto di Genova!... Che alberi miracolosi!
— Non ho ancora finito, — disse il veneziano. — Dalle foglie possiamo ricavare il gomuti, una specie di crine che si può filare e che serve per fabbricare delle funi molto resistenti, e colle foglie si possono intrecciare delle belle stuoie. Cosa volete chiedere di più ad una pianta?...
— Ma se tutte queste piante potessero crescere in Italia, non vi sarebbe più miseria da noi! — esclamò il marinaio. — Ma queste terre sono paradisi terrestri!...