Non portava nè frutta nè fiori, ma in mezzo al ciuffo si vedeva uscire un germoglio lungo circa ottanta centimetri e più grosso del fusto dell’albero.
Il dottore girò e rigirò attorno al palmizio, poi si aggrappò ai fichi maledetti che formavano una vera rete e s’innalzò con un’agilità sorprendente borbottando.
Giunto in cima all’albero si cacciò in mezzo al ciuffo e a colpi di coltello recise il lungo germoglio, lasciandolo precipitare a terra.
Ridiscese con precauzione, raccolse quello strano fusto che era rivestito di nove foglie d’un verde tenero e lo portò all’accampamento mostrandolo trionfalmente ad Alonzo, il quale aveva già acceso un gran fuoco e trinciato l’orso formichiere.
— Cosa portate? — chiese Alonzo, sorpreso. — Un pezzo d’albero?
— Il pane, — rispose il dottore, sorridendo.
— Questo è pane?
— Ora lo vedrai. Sappi innanzi a tutto che questo non è un pezzo d’albero, ma il frutto del cavolo palmizio. Hai mai udito parlare di quest’albero?
— Sì, vagamente.
— Allora guarda.