— Non vedi che tutti i tronchi di queste palme sono stretti fra piante rampicanti?

— Sì, dottore.

— Ebbene, quelle piante si chiamano fichi maledetti. Sono terribili parassiti, che dapprima si alzano sottili come radici e innocui, ma poi, allacciandosi fra di loro, finiscono col soffocare le piante, talmente ne stringono i tronchi. Fra qualche mese tutti questi alberi saranno morti.

— I fichi maledetti sono adunque il simbolo vivente dell’ingratitudine.

— Precisamente, Alonzo.

— Lasciamo là i fichi e scuoiamo il formichiere. Ceneremo con delle deliziose costolette, ma disgraziatamente non abbiamo nemmeno un pezzetto di pane.

— Lo troveremo.

— Dove?...

— Vedrai! Non mi farò attendere molto.

Approfittando della poca luce che ancora si proiettava sotto la foresta, il dottore s’appressò ad un albero che aveva poco prima notato. Era una specie di palmizio col tronco liscio ma in forma di fuso e che si appoggiava, coll’estremità inferiore, su parecchie radici uscenti da terra. In alto portava un bellissimo ciuffo di grandi foglie d’un verde cupo.