— Che ci assalga?

— Non ne dubito. I giaguari di notte non temono l’uomo e talvolta nemmeno di giorno.

— Sono adunque molto audaci?

— Figurati che una volta un giaguaro osò penetrare perfino in una chiesa, in quella del Convento di San Francesco di Santa Fè.

— Uccidendo i fedeli?

— No, i monaci. L’inondazione lo aveva scacciato dalle isolette del Rio Bravo ed il feroce carnivoro avendo approdato alla sponda aveva superato l’orto dei monaci e s’era rifugiato nella sagrestia. Un monaco dopo d’aver detto le sue orazioni, stava per entrare nella sagrestia, quando il giaguaro gli fu addosso e lo sbranò. Al grido straziante emesso dal disgraziato, accorse dapprima un guardiano del convento e cadde sotto gli artigli della fiera, poi un monaco e subì la egual sorte, quindi un indiano e fu parimenti ucciso.

— Un vero massacro; e non fu ucciso?

— Sì, Alonzo. Un certo Frondo, accortosi della presenza della belva, chiuse la sagrestia a catenaccio poi chiamò i monaci ed a colpi di fucile uccisero il divoratore d’uomini....

— Zitto!... Eccolo!...

Un rom-rom formidabile si era udito a trenta o quaranta passi di distanza. Pareva che un gatto enorme facesse le fusa.