Alonzo ed il dottore si erano alzati colle carabine in mano. Scorsero subito due occhi verdastri, contratti in forma d’un i brillare sotto un folto cespuglio, a breve distanza.
— Orsù, coraggio Alonzo, — disse il dottore.
— Il mio braccio non trema, — rispose il giovanotto con voce tranquilla.
— Miriamo con calma.
Abbassarono lentamente i fucili mirando quei due occhi che mandavano strani bagliori e lasciarono partire simultaneamente i colpi.
Alle due detonazioni tenne dietro un ruggito formidabile, poi, attraverso al fumo, si vide balzare la belva che con due salti aveva varcata la distanza. Con uno sforzo disperato tentò di aggrapparsi ad Alonzo, ma questi aveva rapidamente impugnata la carabina per la canna.
Il pesante calcio dell’arma scese sul cranio della belva, la quale stramazzò a terra senza più muoversi.
— Bravo, giovanotto, — esclamò il dottore, che aveva raccolto un tizzone acceso.
— Che sia proprio morto?
— Lo credo bene.