— Un altro giaguaro! — esclamò.

— Al diavolo anche le fiere, — disse Alonzo. — Sloggiamo, dottore; questa foresta n’è piena.

— Dove vuoi andare?

— Cercare un albero che ci ricoveri. Ne ho abbastanza dei giaguari.

— Andiamocene, Alonzo. Due volte non si esce vivi dalle ugne di quelle fiere.

XIII. I succhiatori di sangue.

I due cacciatori, raccolte le armi e alcune bistecche di formichiere, s’affrettarono ad abbandonare quel luogo che diventava ormai malsicuro, essendosi spento il fuoco per mancanza di legna secca.

L’urlo del secondo giaguaro si era udito verso un gruppo enorme di mauritie. Volsero le spalle e fuggirono in direzione opposta, cercando di non incespicare contro i tronchi degli alberi atterrati, i cespugli e le liane le quali formavano, talvolta, delle reti inestricabili.

Quantunque l’oscurità fosse molto profonda, poterono avanzarsi in quella nuova direzione per più di un’ora, senza incontrare nessun altro animale. Stavano per arrestarsi onde cercare un albero adatto per passarvi la notte, quando credettero di udire confusamente un sordo fragore.

— Ascolta, Alonzo, — disse il dottore.