Tre altre detonazioni rimbombarono formando uno sparo solo. Il lamantino, nuovamente colpito, fece un ultimo e più disperato balzo, poi si distese senza vita e s’abbandonò, semi-sommerso, alla corrente. La scialuppa, spinta innanzi, lo raggiunse e Yaruri, con una solida fune, l’ormeggiò a tribordo.

— Ecco ottocento chilogrammi di carne succolenta, guadagnata in cinque minuti, — disse il dottore.

— Ma che giungono in un brutto momento, Velasco, — disse don Raffaele. — Non dimentichiamo gl’indiani che ci precedono.

— E vuoi abbandonare tutta questa carne ai caimani?

— Non possiamo perdere tempo. Ne leveremo un bel pezzo e ne avremo abbastanza. All’opera, Yaruri.

— Ma è proprio squisita quella carne? — chiese Alonzo.

— Ha il gusto di quella del maiale, — rispose il dottore.

— Ma che animali sono questi lamantini? Pesci forse?

— No, mammiferi come le foche e le balene.

— E si trovano solamente nei fiumi?