— Sì, ma fuori del loro elemento pare che perdano totalmente la facoltà dell’udito e che ci vedano pochissimo. Ecco Yaruri che ha finito l’operazione. Mi rincresce dover abbandonare tanta carne ai voraci caimani.
— Ne troveremo degli altri, Velasco, — disse don Raffaele. — Mi hanno detto che alla foce del Meta se ne trovano a branchi. Alla barra, Yaruri.
Orientate le vele, la scialuppa riprese la corsa risalendo la grande fiumana, le cui acque scendevano sempre con l’eguale lentezza, avendo il letto dell’Orenoco una pendenza minima in tutto il suo corso immenso.
Le foreste si succedevano alle foreste su ambe le rive, popolate da miriadi di uccelli d’ogni specie. Si vedevano bande di pappagalli colle penne variopinte che brillavano al sole come se quei volatili fossero cosparsi di smeraldi, di topazii, di rubini e di turchesi; numerose coppie di bellissimi avoltoi reali, di canindè colle ali turchine ed il petto giallo, di componga, uccelli bianchi che rompono il maestoso silenzio delle foresti vergini all’alba ed al vespro, lanciando un grido potente e che odesi a tre miglia di distanza, distinto come lo squillo d’una campana o il battito dell’incudine, e perciò chiamati campanari o fabbri; poi stormi infiniti di gambagira, di teù, di japù e di piassoca, i quali se ne stavano gravemente allineati sulle sponde, ritti sulle loro lunghe gambe.
Anche le scimmie non mancavano, ma quasi tutte appartenenti alla specie conosciuta col nome di sachi, del genere piterecia. Sono brutte, col pelame nero, colla testa coperta da una specie di capigliatura che cade loro sulla fronte, rotonda e somigliante a quella d’un vecchio negro, col viso ornato di una specie di barba ed una coda lunga, villosa, somigliante a quella delle volpi.
Vi erano però altre scimmie del genere piterecia melanocephala, simili alle prime, ma senza barba e col pelame bruno-giallognolo. Sono voracissime, infingarde, paurose, e vivono in grossi branchi sotto la direzione dei maschi più vecchi e più robusti.
Verso il mezzodì, dopo d’aver percorso una trentina di miglia, i viaggiatori s’arrestarono presso la foce d’un fiumicello per prepararvi il pranzo. Avevano appena acceso il fuoco, quando videro avanzarsi verso di loro, senza la minima diffidenza, parecchi uccelli colle penne nere, il becco corto sormontato da un soprabecco, strano, che dava loro un aspetto tutt’altro che attraente, e forniti d’una coda lunga e larga. Quei volatili si misero a ronzare attorno al fuoco, beccando qua e là le erbe per cercare i bruchi.
— Questa è strana! — esclamò Alonzo, stupito. — Si sono mai veduti degli uccelli così poco diffidenti? se allungo una mano posso prenderli.
— E se tu scarichi su di loro il tuo fucile, vedresti che si lasciano ammazzare senza fuggire, — disse il dottore.
— Ma che uccelli sono?