— Si chiamano Ani o meglio, per la loro bruttezza, uccelli diavolo. Sono così poco diffidenti che non temono l’uomo e si godono a vivere in buona armonia con tutti, perfino cogli animali.

— Anche cogli animali?

— Sì, ma non feroci. Se vedono dei branchi di buoi, li raggiungono tosto, si posano famigliarmente sul dorso di quei ruminanti e si mettono a sbarazzarli degl’insetti parassiti.

— E vivono in società questi uccelli?

— Sì, Alonzo. Si uniscono in quindici o venti fra maschi e femmine e vivono nella migliore armonia, volando e cantando assieme. Anche i loro nidi li costruiscono in comune.

— E vanno d’accordo le femmine?

— Pienamente.... ma, guarda laggiù, su quel cespuglio.

Alonzo guardò nella direzione indicata e vide sulla cima una specie di vaso coi margini rialzati, con una circonferenza di circa quattro piedi, costruito con pagliuzze di piante filamentose e con rami, ma intrecciati con poca arte, quantunque solidamente. Sopra quel vaso si scorgevano dieci o dodici uccelli occupati a covare gli uni vicini agli altri.

— Un nido di ani? — chiese Alonzo.

— Sì, giovanotto mio, — rispose il dottore.