— Ma non si mescolano le uova, trovandosi così unite?

— Talvolta, ma quelle brave madri non se ne danno per intese, anzitutto cercano di allungare le ali più che possono, per riparare le uova delle vicine.

— Quale ammirabile accordo! E quando i piccini sono nati?

— Le madri nutriscono tutti indistintamente. È cosa certa che ognuna riconosce i propri figli; ma prima di pensare a loro, dà l’imbeccata ai più affamati delle altre, perchè sa che le compagne faranno altrettanto con tutti.

— Ah i bravi e buoni uccelli! Se gli uomini ne imitassero l’esempio!... Volevo abbattere alcuni di questi volatili, ma ora vi rinunzio, dottore, sarebbe una cattiva azione.

— Hai ragione, giovanotto.

Alle due, dopo una breve dormita all’ombra delle grandi palme, si rimettevano alla vela volendo, prima del tramonto, giungere alla foce del Meta che è il più grande affluente dell’Orenoco.

Le sponde tendevano a cambiare. Le grandi foreste si diradavano rapidamente ed apparivano delle terre basse, paludose, coperte in parte da acque pesanti, oscure, esalanti miasmi micidiali. Erano le pripris o meglio le savanne tremanti, paludi senza fondo, ma coperte d’un terriccio mobile che inghiotte l’uomo che osa affidarsi su quei terreni acquatici. In mezzo a quelle acque nerastre, si vedevano contorcersi di quando in quando dei lunghi serpenti d’acqua e dei gimnoti, specie d’anguille che lanciano, sugli imprudenti che osano avvicinarle, delle scariche elettriche così potenti da rovesciarli e da paralizzarli per qualche ora. Sopra quelle pericolose paludi si vedevano invece volteggiare, un grande numero di bernacle, specie di oche selvatiche col dorso variegato di nero, la coda, il collo, ed il petto nero e la testa bianca. Anche questi volatili non temono l’uomo, anzi si posano sulla capanna degli indiani e vegliano meglio forse dei cani, gridando a piena gola quando s’avvicina qualche sconosciuto.

Verso le sette di sera, nel momento in cui il sole stava per nascondersi dietro alle foreste della sponda sinistra, la scialuppa, dopo aver vinta la rapida corrente che si rovesciava nell’Orenoco col fragore del tuono, giungeva alla foce del Meta.

XV. Ancora i segnali misteriosi.