— I fucili e le munizioni! — urlò don Raffaele. — Tutti sull’albero!
Gli uomini balzarono sulle loro armi che stavano sui banchi, afferrarono alla rinfusa quanto era a portata delle loro mani e s’aggrapparono alle griselle dell’albero.
Erano appena giunti sul picco della randa, che la scialuppa affondava, scomparendo sotto le acque spumeggianti. Discese rapida per quattro metri, poi, quando già i naufraghi credevano d’esser perduti, s’arrestò: aveva toccato il fondo!
— Siamo salvi! — esclamò Alonzo.
— Ma sono riusciti nel loro intento, — disse don Raffaele con sorda rabbia. — Ci hanno arrestati.
— Non ancora, — mormorò Yaruri.
— Ma che siano stati gl’indiani a lanciarci contro quei dannati tronchi? — chiese Alonzo.
— Sì, — rispose don Raffaele. — Io non ho più alcun dubbio.
— Sono stati loro, — confermò Yaruri.
— Ma in quale modo? Occorrono molte braccia per abbattere simili giganti.