— Sì, — ripetè Yaruri.

— E da che cosa credi che provenga ciò? — chiese il dottore.

— Ciò indica che nel fiume sono stati gettati degli ostacoli?

— Ma quali?

— Lo sapremo presto; avanti!

Ripresero i remi e si misero ad arrancare con lena, curiosi di sapere quali ostacoli ingombravano il fiume.

Intanto i tonfi continuavano ad echeggiare verso l’alto corso. Pareva che delle masse enormi precipitassero in acqua.

Il piantatore ed i suoi compagni cominciavano a diventare inquieti; anche Yaruri era diventato cupo ed i suoi occhi tradivano le sue apprensioni.

Superata una curva del fiume, il canotto si trovò dinanzi ad un enorme numero di tronchi d’albero che occupavano tutta la larghezza compresa fra le due sponde.

Dei grossi pali, piantati nel letto del fiume, li trattenevano; per di più i loro rami s’intrecciavano fra di loro, impedendo, a quell’ammasso galleggiante, di separarsi.