XXI. L’incantatore di serpenti.

Quella savana tremante si estendeva verso il sud per un tratto immenso, fin presso il limite d’un’alta catena di montagne che si rizzava ad oriente.

Le acque di quella palude senza fondo erano nerastre, ma non tramandavano alcun odore sgradevole, non nascendo su quei pantani alcuna pianta palustre.

Un silenzio assoluto regnava su quella savana. Talvolta però, si udivano dei gorgoglii sommessi e si vedevano emergere e sparire rapidamente dei grossi serpenti d’acqua.

— Badate di non cadere, — disse Yaruri, nel momento che uscivano dal canale. — Chi s’immerge è uomo perduto.

— Quale rotta teniamo? — chiese don Raffaele.

L’indiano additò la vetta d’un’alta montagna, che si distingueva nettamente sul fondo del cielo illuminato dalla luna.

— Là, — disse, — dietro quel colosso, si nasconde la Città dell’Oro.

Quante ore dovremo navigare, prima di giungervi?

— Domani, all’alba, toccheremo terra, se resisterete.