L’imperatore, solo fra tutti, s’alzava e tenendo in mano un vaso d’oro pieno della bevanda ordinaria del paese, come primogenito del Sole lo invitava a bere.
Ritenendosi accolta l’offerta e supponendo da parte dell’astro diurno eguale invito, l’imperatore in altro vaso beveva qualche sorso, dividendo poi il rimanente liquido fra gli altri principi del sangue, che lo bevevano entro tazzine d’oro che poi portavano con loro a tale scopo.
Dopo questa cerimonia l’imperatore ed i più grandi personaggi si recavano nel tempio del sole ove vedevasi l’immagine dell’astro, di gigantesche dimensioni, coi raggi d’oro e d’argento adorni di pietre preziose e si deponevano dinanzi ad esso le offerte dei Curachi e dei rappresentanti delle provincie, consistenti in piccoli animali d’oro o d’argento od oggetti di maggior pregio.
I ministri del tempio intanto sacrificavano grande numero di agnelli e interrogavano ansiosamente le viscere, il cuore ed i polmoni d’un agnello nero, per conoscere se il sole era soddisfatto di tutti quegli omaggi.
Se dopo ucciso l’animale i polmoni palpitavano ancora, se i condotti d’aria erano ben gonfi dopo d’avervi soffiato dentro, la risposta era affermativa. In caso contrario sacrificavano un montone, poi un’altra pecora e se anche queste davano infausti segni, i peruviani ritenevano che l’astro maggiore fosse malcontento di loro e si preparasse a punirli.
In seguito si bruciava il cuore delle vittime, si accendeva il fuoco sacro mediante un vasettino concavo d’un metallo lucidissimo, entro il quale, riflettendosi i raggi come nel centro d’una lente, accendevano del cotone ben asciutto, si cucinavano con quello tutti gli animali uccisi e le carni venivano dispensate ai presenti.
La festa terminava con una distribuzione di pezzettini di pane, detto caucu, preparati dalle sacerdotesse del tempio del Sole, in sfide a chi più beveva ed in brindisi senza fine.....
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L’indomani, prima dell’alba, don Raffaele ed i suoi compagni venivano bruscamente svegliati da un concerto di flauti e di tamburelli, accompagnato di quando in quando da vociferazioni acutissime. Pareva che dinanzi al tempio del Sole si fossero radunate parecchie migliaia di persone.
Don Raffaele ed Alonzo si erano svegliati in preda ad una viva inquietudine, temendo che gl’indiani si preparassero ad assalirli, malgrado le promesse di Manco e di Huayna. Il dottore però, che sapeva di cosa trattavasi, si affrettò a tranquillarli.