— Voglio assicurarmene, se me lo permettete.

— Va, Hara, — disse il dottore. — Non ci vedo chiaro in questa faccenda.

— Cosa temete, Velasco? — chiese don Raffaele.

— Nulla per ora, ma.... Quale è la nostra scialuppa?

— Eccola: è quella che adopero io nelle mie escursioni e nei miei viaggi sul fiume. È solida ma leggera, e basta un soffio d’aria per farla camminare con notevole velocità.

Infatti la scialuppa del piantatore era una delle più belle e contemporaneamente delle più svelte imbarcazioni che solcassero il corso dell’Orenoco. Somigliava ad una baleniera, ma era più alta di bordo e più lunga, stazzando sei tonnellate; inoltre portava una attrezzatura completa da cutter, con una randa che aveva uno sviluppo straordinario per poter approfittare delle brezze più leggere.

Ad un ordine del piantatore i negri imbarcarono le casse disponendole in modo che non potessero impedire la manovra delle vele, poi collocarono a poppa alcuni piccoli materassi che dovevano servire di letto nel caso che i viaggiatori fossero costretti a passare la notte sul fiume.

— È tutto pronto? — chiese don Raffaele.

— Tutto, — rispose Alonzo, che sorvegliava ogni cosa.

— Ed Hara?