— Cos’è? — chiese il piantatore, alzando il capo e guardando verso la sponda deserta, che era allora lontana un trecento passi.
— Non saprei, — rispose il dottore, che scrutava gli alberi. — Non ho mai udito questa nota.
— Che l’abbia lanciata qualche scimmia di nuova specie?
— O qualche uccello? — chiese Alonzo.
— Vi dico che non ho mai udito questo grido, — rispose il dottore, — eppure sono dieci anni che percorro le sponde dell’Orenoco.
— Che sia un segnale?
— Emesso da chi, don Raffaele? Che io sappia, non vi sono indiani in questi dintorni.
— Zitto!...
Il grido si ripetè ma con una intensità tale, da potersi udire a tre miglia di distanza. Rassomigliava a quello stridente del tucano, ma infinitamente più potente.
— Yaruri, — disse don Raffaele, volgendosi verso l’indiano sempre impassibile. — Hai udito altre volte questo grido?