— Vedi nulla sul fiume?

— Nulla.

— Che quel grido sia stato lanciato dagli indiani d’ieri sera?

— È possibile.

— Chiudi gli occhi: veglio attentamente.

Yaruri, dopo aver lanciato un altro e più acuto sguardo sul fiume, tornò a coricarsi nella scialuppa.

Alonzo stette parecchi minuti cogli orecchi tesi, sperando di raccogliere qualche nuovo segnale, ma più nulla udì. Verso le dieci però, nel momento in cui una nuvola oscurava la luna, credette di scorgere, verso la sponda opposta, una linea nera solcare la corrente e dirigersi verso la foce del Capanaparo. Non potè però accertarsi meglio, poichè quando la nube passò oltre e la luna tornò ad illuminare il fiume, quella linea oscura non si scorgeva più.

— Sarà stato forse un caimano, — mormorò egli, e non vi pensò più.

Durante i quarti di guardia dei suoi compagni, nessun avvenimento degno di nota venne a turbare la notte.

Alle sette del mattino, essendosi alzato un fresco venticello che soffiava dal settentrione, scioglievano le vele rimettendosi in viaggio. Contavano di fare la seconda fermata alla foce del Maniapure, affluente di destra dell’Orenoco.