— Una testuggine! Ma se è priva del guscio? Io vi dico che è un rettile di nuova specie.
— T’inganni, giovanotto, è una vera testuggine e della specie careto.
— Ma non vedete che è un mostro orribile e pare scorticato di recente?
— Uccidilo e mangeremo un buon arrosto, — disse il dottore, sorridendo.
Il giovanotto non si fece ripetere il comando e con una palla ben aggiustata stese a terra quello strano animale, proprio sull’orlo del crepaccio che stava per raggiungere.
Il cacciatore si slanciò innanzi seguito dal dottore, mentre Yaruri e don Raffaele accendevano il fuoco per preparare la promessa frittata.
Il dottore aveva detto il vero: quel rettile era realmente una testuggine careto, ma ridotta in uno stato compassionevole. Non aveva più il suo bellissimo guscio bruno chiazzato di macchie rossastre e trasparenti, pareva che fosse stato strappato brutalmente. Il dorso era tutto una piaga sanguinante, ma coperto qua e là da un principio di sostanza cornea ed ineguale.
— Mille fulmini! — esclamò Alonzo, stupito. — Chi ha ridotto in questa raccapricciante condizione questo povero rettile? I caimani forse?
— No, — disse il dottore, — i cacciatori di tartaruga.
— Cosa volete dire?