L’indiano si mise a percorrere la sponda con passo rapido, sulla punta dei piedi, ma con un’andatura inquieta. Ad un tratto si curvò, si mise a scavare la sabbia e mise allo scoperto un gruppo d’uova rotonde, un po’ più grosse di quelle di gallina, che si trovava sepolto a otto o dieci centimetri di profondità.

— Ma io non ho veduto alcuna traccia sopra quella covata, — disse Alonzo, che aveva seguito l’indiano.

— Le testuggini, te l’ho detto, non ne lasciano e livellano le sabbie con cura estrema per impedire che le ova vengano trovate, — disse don Raffaele.

— Ma come fanno allora a scoprirle?

— Non lo si sa.... ma to’!... Cos’è questa traccia? — chiese, mostrando sulla sabbia una buca che aveva la forma d’un pesce, ma un po’ arrotondata.

— Se ne trovano soventi sulle rive di questo fiume, — rispose il dottore. — Si dice che in quelle buche vadano a dormire le razze, ed infatti vedete che hanno precisamente la forma di quei pesci.

— Che sia vero?

— Non lo so, ma così dicono i pescatori e gl’indiani.

— E quell’animale che striscia laggiù e che cerca di guadagnare quel crepaccio, cosa sarà? — chiese Alonzo, imbracciando il fucile.

— Una testuggine, — disse il dottore.