Il giovanotto, vincendo il proprio ribrezzo, tornò ad appressarsi alla macchia. Là in mezzo si trovava nascosto un grossissimo rospo col corpo piatto e quasi quadrangolare, col muso aguzzo, le dita delle zampe davanti terminanti in quattro punte invece di cinque, e la pelle nera, ma senza essere lucida.

— Guarda cos’ha sul dorso, Alonzo, — disse il dottore che lo aveva raggiunto.

Il giovanotto guardò e con grande stupore vide che il dorso di quell’orribile rospo era coperto di piccole cellette in ognuna delle quali stava nascosto un rospicino.

— Oh che strana cosa! — esclamò.

— È una particolarità dei pipa! — disse il dottore. — Gli altri rospi depongono le loro uova in acqua, formando dei piccoli cordoncini; questi pipa invece li collocano sul dorso delle femmine in quelle cellette che tu vedi e vi rimangono finchè possono procurarsi il cibo da loro. È una cosa assai curiosa, ma verissima, come ben vedi.

— Lo vedo, dottore.

— Ma questi rospi hanno anche un’altra particolarità, cioè sono privi della lingua.

— Ciò non impedisce che siano ben brutti, dottore.

— Lo credo. Lasciamo che il pipa si diverta coi suoi piccini e noi andiamo a schiacciare un sonnellino in attesa della brezza. È appena mezzodì e abbiamo del tempo per giungere al Suapure.

IX. Una freccia mortale.