— Battiamo la foresta, — disse don Raffaele ai compagni, che si erano riuniti. — Forse riusciremo a scoprire quei nemici che ci seguono con tanta ostinazione e contemporaneamente rinnoveremo le nostre provviste di carne fresca. Io e Yaruri ci terremo sulle sponde del Cassanare per non perdere di vista la nostra scialuppa e tu Alonzo e voi Velasco frugherete le foreste che si estendono sulle sponde dell’Orenoco.

— Andiamo, dottore, — disse Alonzo. — So che siete un valente cacciatore e se non troveremo quei nemici misteriosi, torneremo almeno con un carico completo di carne fresca.

— Le mie gambe non sono giovani come le tue, ma sono ancora robuste, — rispose il dottore. — In marcia.

— Un momento, — disse don Raffaele. — In caso di pericolo sparate tre colpi ad intervalli di mezzo minuto l’un dall’altro.

— Siamo d’accordo, — rispose Alonzo.

Si separarono: Yaruri e don Raffaele internandosi nelle foreste costeggianti il Cassanare e Alonzo ed il dottore quelle dell’Orenoco.

— Andiamo, giovanotto, — disse il dottore ad Alonzo. — Faremo un lungo giro e ti mostrerò un bel tratto di una delle nostre foreste vergini.

— Non chiedo di meglio, — rispose il giovane cacciatore.

— Bada però ove posi il piede, poichè in queste boscaglie i serpenti abbondano.

— Ve ne sono di velenosi?