— Di quelli che ti uccidono in meno di cinque secondi.

— Diavolo!... Voi mi spaventate.

— Bisogna procedere con prudenza. Animo, entriamo in piena foresta.

Quella foresta meritava il nome di vergine. Non vi erano sentieri, ma solo radi passaggi aperti senza dubbio dalle fiere, così stretti e tortuosi che a malapena permettevano d’inoltrarsi.

Era una confusione enorme di vegetali dalle foglie gigantesche, le quali proiettavano una cupa ombra. Si vedevano macchioni di palme della cera (ceroscylum andicola), superbe piante i cui tronchi raggiungono sovente un’altezza di cinquanta metri e dalle cui foglie si estrae una eccellente cera chiamata carnanbeira; macchioni di palme tucumà, murumcerù e ayri, colle cui foglie si fabbricano dei tessuti finissimi mentre dalla polpa delle frutta si ricava dell’olio; delle palme assuly le cui frutta danno pure olio o vengono anche adoperate per la fabbricazione d’un liquore che chiamasi appunto assuly; dei papaya, o alberi dei poponi, somigliando le loro frutta a quei cucurbitacei, quantunque siano meno saporiti; poi dei grandi simaruba la cui scorza ha proprietà toniche mentre i fiori sono avidamente mangiati dalle testuggini, e quindi ammassi inestricabili di calupi diavolo i cui semi, messi in infusione nell’acquavite, danno uno specifico contro i morsi dei serpenti; di batolo le cui foglie messe a macerare servono a guarire le febbri, e di bambù colossali, fortissimi, che resistono perfino alle scuri e che sono adoperati per fabbricarsi quei lunghi canotti.

Gli animali non mancavano, ma non erano reputati degni di figurare alla tavola dei cacciatori. Erano per lo più quadrumani e sopratutto bande numerosissime di scimmie urlanti le quali facevano un baccano indescrivibile. Chiamansi anche scimmie rosse, avendo il pelame rossastro.

Sono alte un metro e quaranta centimetri od un metro e mezzo; hanno il muso appuntito, la coda assai lunga, ma sono sopratutto notevoli per la potenza della loro voce. Il loro pomo d’Adamo è grosso quanto un uovo di gallina, ma quando lo gonfiano diventa un vero gozzo ed allora lanciano dei potenti hon!... hon!... e dei muggiti così formidabili che si odono a ben cinque chilometri di distanza.

Al pari delle scimmie barbado o preganti, si radunano in circolo sul tronco degli alberi e sui rami, il capo si colloca in mezzo ed intuona il concerto, ma le altre devono limitarsi a fare le parti dei coristi, poichè se ardiscono interromperlo, quello strano direttore corale distribuisce calci e scapaccioni con prodigiosa rapidità.

Si vedevano però degli animali che avrebbero ben meritato una palla, ma si tenevano lontani. Erano delle iguane, bruttissimi rettili somiglianti alle lucertole, ma lunghi un metro e mezzo, con una cresta che corre sul loro dorso fino all’estremità della coda, colla testa di forma piramidale a quattro faccie, le dita delle zampe ineguali e la pelle color verde cupo quasi nera.

Quei rettili, che vivono per lo più sugli alberi, al pari dei camaleonti d’Africa, hanno la proprietà di cambiar colore, specialmente se sono irritati, e quantunque al vederli siano ributtanti, sono squisiti a mangiarsi, somigliando la loro carne al pollo giovane o alla coscia dei ranocchi.