— Quelle scimmie sono voracissime delle mosche-cartone ed in poco tempo le distruggono.
— Ma non muoiono sotto le punture?
— Sì, ma sono molto furbe e non si lasciano pungere. Aspettano che le mosche si siano tutte ritirate, poi con una delle loro dita callose chiudono l’unico foro esistente nel nido. Le mosche, non vedendo più il buco libero, cercano di forzare l’ostacolo, ma allora il macaco prende quelle che si presentano una ad una, ma a mezzo ventre per evitare il pungiglione e le mangia con un’avidità senza pari. Guai però se ne lascia fuggire una, poichè una sola puntura basta per farlo morire.
— E le chiamano scimmie macache!... Io le chiamerei scimmie furbe, — disse Alonzo. — Oh!... Cosa sta per succedere?
— Cosa vedi?
— Mi pare che i pecari siano spaventati.
— Che un pericolo nuovo e più grave ci minacci?... L’avventura comincia a diventare seccante.
XI. Una emigrazione di formiche fiamminghe.
Il giovane cacciatore non si era ingannato. I pecari che si erano accoccolati intorno all’albero, dopo d’essersi accertati dell’inutilità dei loro assalti, erano improvvisamente balzati in piedi, emettendo dei sordi grugniti. Parevano inquieti, poichè andavano e venivano sul margine dell’immensa foresta e pareva che ascoltassero con profonda attenzione. Senza dubbio qualche cosa di grave avveniva sotto le cupe vôlte degli alberi giganti e sotto l’ombra delle immense foglie.
— Che i nostri compagni s’avvicinino, — disse Alonzo.