—Credo che faremo bene a tenerci sotto le colline per non inghiottire una porzione di sabbia e per non diventare ciechi.

—Come vuoi.

Un lampo rischiarò la pianura e sotto la macchia dove si tenevano imboscati i beduini, brillarono delle armi. Abd-el-Kerim si fermò.

—Chi si tiene sotto quel macchione? diss'egli.

—Alcuni basci-bozuk, rispose Fit Debbeud. Gli ho veduti poco fa quando passava accanto a quel gruppo di acacie.

—Sei sicuro di non esserti ingannato? Si dice che alla notte alcuni ribelli vengono a ronzare attorno al campo.

—Ho parlato con loro e m'inviarono la buona notte. Non hai nulla a temere, tenente. Allunghiamo il passo.

Erano giunti a pochi passi dalla macchia. Fit Debbeud si mise a zuffolare un'aria dongolese; d'un tratto passò dietro all'arabo e l'afferrò per le braccia tentando con una brusca scossa di rovesciarlo.

Abd-el-Kerim, che per l'avvertimento d'Hassarn tenevasi in guardia, fu pronto, con una vigorosa strappata, a liberarsi e a fare un salto indietro.

—Ah! traditore! esclamò egli, sguainando la scimitarra.