Lo sceicco lo caricò furiosamente coll'jatagan, spiccando salti da leone, girandogli vertiginosamente attorno per colpirlo alle spalle. Vibrò tre o quattro colpi che furono ribattuti, ricevendo anzi una scalfittura in una spalla.

—A me, beduini! gridò egli, digrignando i denti come una iena.

La banda saltò fuori, correndo addosso all'arabo e circondandolo.

—Aiuto, Hassarn, urlò Abd-el-Kerim, cercando respingere gli assalitori.

Tre o quattro fucilate scoppiarono verso il campo e s'udirono le sentinelle gridare l'allarme. Una seconda scarica mandò a gambe levate due beduini.

Non vi era da perdere un solo istante; un forte drappello di Egiziani si avanzava a passo di corsa colle baionette in canna e alcuni basci-bozuk bardavano in furia i cavalli. Fit Debbeud si scagliò fra le gambe dell'arabo che gli cadde sopra lasciandosi sfuggire di mano la scimitarra.

—Afferratelo! afferratelo! esclamò il bandito trattenendolo per la cintola.

Abd-el-Kerim tentò con uno sforzo disperato di risollevarsi, ma uno dei beduini lo fece ricadere assestandogli sul capo un terribile colpo col calcio dell'archibuso. In un batter d'occhio fu legato solidamente e trascinato via, nel mentre che una terza scarica di fucili partiva dal campo gettando a terra un altro bandito.

I beduini, preceduti da Fit Debbeud attraversarono come un uragano la pianura, si gettarono in mezzo alle colline e in men che lo si narri giunsero ai loro mahari. Fit Debbeud salì in sella coll'arabo, che stordito dalla percossa non opponeva la più debole resistenza e diede subito il segnale della partenza.

I venti mahari eccitati dalla voce e dalle sferzate partirono celeramente dirigendosi verso le foreste del Bahr-el-Abiad, lontane una diecina di miglia. Alcuni basci-bozuk si diedero a inseguirli mandando alte grida e agitando freneticamente le loro lancie, ma alcune archibusate li misero in fuga.