—Quale scopo hai per rapirmi? chiese sprezzantemente Abd-el-Kerim.

—Fra poco lo saprai, rispose lo sceicco.

Chiuse la bocca al prigioniero con un pugno che gli fe' sanguinare i denti, poi rizzandosi sulla gobba del mahari gridò:

—Dritti alle ruine d'El-Garch, ragazzi miei.

La banda era allora giunta sul limitare delle grandi foreste del Bahr-el-Abiad, i cui alberi si curvavano con mille scricchiolii e con mille gemiti sotto i soffi del simun.

Fit Debbeud spinse il suo mahari sul sentieruzzo stretto e tortuoso e s'arrestò dinanzi a El Garch, le cui ruine si alzavano come fantasmi fra la profonda oscurità.

—Alto là! comandò egli, volgendosi verso la sua banda.

Fece inginocchiare il mahari con un semplice: khh! khh! sospirato, si gettò sulle spalle Abd-el-Kerim e dopo averlo avvolto strettamente nel suo taub lo consegnò ai suoi satelliti.

—Lo condurrete nel sotterraneo, gli disse. Se oppone resistenza torcetegli i polsi fino a snodarli.

Entrò nella sua tenda dove il greco sonnecchiava fra un monte di tappeti. Con un fischio lo fece saltare in piedi.